|
|
Gianfranco La Grassa |
||||||
|
Si schiera con il comunismo, e quindi si muove ideologicamente e teoricamente entro il marxismo, fin dal 1953. Già nel 1956 entra in contrasto con le tesi di Togliatti relative alla via italiana al socialismo. Dopo il XX Congresso del PCUS (febbraio dello stesso anno) è in polemica anche con la svolta krusceviana in URSS e con il modo di portare avanti la cosiddetta destalinizzazione - attuata con metodi stalinisti - tutta basata su una personalistica considerazione degli "errori e crimini" di Stalin. |
|
||||||
|
A partire dal congresso mondiale degli 81 partiti comunisti, tenuto a Mosca nel 1960, si distacca sempre più da posizioni che ritiene neorevisioniste (quelle della gran parte dei vari PC e, in particolare, del PCUS e del PCI) e si avvicina alle posizioni del partito comunista cinese. Dopo la crisi mondiale attraversata nell'ottobre 1962, per la questione dei missili sovietici forniti a Cuba, la sua posizione "antirevisionista" (e antiURSS) si radicalizza. Egli rompe con il PCI nella primavera del 1963. Si avvicina ai movimenti m-l e approfondisce la tematica della polemica tra comunisti cinesi e sovietici (questi ultimi appoggiati dal PCI). Non entra mai nei vari partitini m-l, del tutto insoddisfatto del basso livello teorico delle loro analisi, e di un modo di operare politico estremamente rozzo. E' sempre stato freddo anche verso le correnti operaiste, considerate assai poco marxiste e spesso vagheggianti una rivoluzione troppo simile a quella propugnata nei primi del '900 dagli anarcosindacalisti, da Sorel, ecc. Alla fine degli anni '60 scrive molti articoli di critica teorica e politica del PCI e degli altri partiti comunisti; e assume posizioni sempre più favorevoli al maoismo e alla Rivoluzione culturale cinese. In particolare compie un'analisi delle posizioni dei comunisti italiani, prevedendo con decenni di anticipo la loro deriva verso posizioni di appoggio alla grande borghesia monopolistica; questo in un periodo in cui la critica corrente al PCI, da parte delle frange "extraparlamentari", era al massimo quella di propugnare posizioni piccolo-borghesi. In ogni caso, il grave limite di quel periodo fu comune a quello di tanti antirevisionisti: considerare quell'epoca come caratterizzata dalla ripresa della lotta (primonovecentesca) tra revisionisti (tipo Kautsky) e leninisti. Nel 1970-71 si reca a Parigi dove segue la scuola althusseriana e, in particolare, le lezioni di Charles Bettelheim su Calcul économique et formes de propriété (titolo del libro uscito l'anno precedente). Al rientro in Italia scrive su varie riviste, fra cui quella teorica del PCI "Critica marxista", sostenendo tesi tendenzialmente althusseriane ma con particolarità sue proprie. In ogni caso, per alcuni anni si dedica ad un lavoro interpretativo, solo in parte anche filologico, intorno al pensiero di Marx, nella convinzione di poterne ripristinare le coordinate fondamentali ormai profondamente alterate dal dominio dello storicismo nel marxismo italiano; ma comunque non segue nemmeno altri pensatori marxisti italiani, e porta avanti la sua opera ricostruttiva in parziale solitudine. I primi tre libri pubblicati (vedi Bibliografia) appartengono a questa fase. L'apparente ricostruzione, in realtà una interpretazione fuori corrente nell'ambito del marxismo italiano, riprende comunque temi althusseriani (e bettelheimiani) che sono anche tipici della polemica maoista contro il presunto neorevisionismo della stragrande maggioranza del movimento comunista internazionale. L'obiettivo principale è la radicale critica del "socialismo reale", ormai considerato una società a fondamentale capitalismo di Stato; in ogni caso, una società in cui la sedicente "costruzione del socialismo" era data per completamente e irreversibilmente fallita. Tra la seconda metà degli anni '70 e la prima degli anni '80 alterna studi e riflessioni sul capitalismo, in particolare sul concetto di modo di produzione capitalistico, e sulla cosiddetta natura (struttura sociale) del "socialismo reale". Dopo l'ascesa al potere di Gorbaciov in URSS nel 1985, mentre la maggior parte dei comunisti e marxisti pensa ad una svolta nel senso di una ripresa della costruzione socialistica (ma nella "democrazia"), egli produce un'analisi della situazione in Unione Sovietica sostenendo che Gorbaciov avrebbe assolto la funzione di liquidatore del campo socialista; e così fu infatti con il crollo del 1989, con successiva dissoluzione dell'URSS nel 1991. Nei primi anni '80, collabora con un gruppo di lavoro teorico, il cui capofila è Ludovico Geymonat, e di cui fanno parte Francesco Leonetti e Aurelio Macchioro, oltre ad altri studiosi marxisti. Assieme ad altri è autore di uno dei quattro volumi - quello intitolato Lavoro, scienza, potere - pubblicati da questo gruppo di lavoro in una collana Feltrinelli diretta dal suddetto Geymonat. L'iniziativa si esaurisce praticamente nel 1982, ma l'anno successivo La Grassa fonda, assieme ad un'altra decina di studiosi marxisti, il Centro Studi di Materialismo Storico (CSMS) con sede a Milano. Il centro cura una collana edita da Franco Angeli (MIlano), in cui saranno pubblicati molti volumi fino ai primi anni novanta. Durante questo periodo, La Grassa matura una prima svolta che lo conduce alle tesi del capitalismo lavorativo (titolo anche di un volume edito nel 1990 e 1991, scritto assieme al suo compianto allievo Marco Bonzio). Tali tesi risentono ancora, parzialmente, dell'althusserismo, e di una rilettura, però nettamente critica, di Raniero Panzieri, autore marxista dei primi anni sessanta e uno dei fondatori del cosiddetto operaismo (fenomeno soprattutto italiano). L'attenzione dell'autore si concentra sul processo di lavoro, sulle tecnologie e la divisione tecnica del lavoro, che comanderebbe quella sociale, ecc. Tutti i volumi scritti tra la metà degli anni ottanta e la metà degli anni novanta, sono uno sviluppo ed elaborazione sempre più complessa delle tesi in questione. Sciolto praticamente il CSMS verso il 1993-94, La Grassa inizia un fruttuoso sodalizio con il filosofo torinese Costanzo Preve e lavora in stretto contatto con il Punto Rosso di Milano, associazione culturale vicina a Rifondazione comunista, con la quale, per alcuni anni, vengono organizzati a giugno-luglio delle importanti conferenze-seminario a Carrara, dove i due studiosi impostano molti dei loro lavori, sia scritti in comune che individualmente; e non soltanto scritti teorici ma anche di congiuntura politico-socio-economica. Escono in particolare una serie di volumi con la casa editrice Vangelista (Milano), o editi dallo stesso Punto Rosso. Va maturando una netta svolta nel suo pensiero, che si concretizzerà nei due volumi pubblicati nel 1996: Lezioni sul capitalismo, Clueb (Bologna) e La fine di una teoria, Unicopli (Milano), scritto con Costanzo Preve. Dal 1996 inizia una fase nuova del suo pensiero, piuttosto radicalmente diversa da quelle precedenti, di cui elabora una complessa e reiterata (auto)critica, che è nel contempo critica radicale della quasi totalità delle posizioni ancora legate, pur da esili fili, al marxismo; posizioni che insistono sul processo di lavoro e le nuove tecnologie, sulla fine del lavoro o la sua trasformazione in lavoro (prevalentemente) cognitivo, sulla ripresa di tematiche marxiste relative al presunto general intellect, ecc. Si ritorna, innanzitutto, all'indicazione di Marx (Glosse a Wagner), secondo cui il soggetto della sua analisi è la merce e non il processo di lavoro, per cui i rapporti sociali di produzione non sono certo quelli centrati sull'organizzazione e tecnologie dei processi lavorativi. Si va però ben oltre, criticando la concezione del marxismo tradizionale, secondo cui nel modo di produzione capitalistico esistono tendenze ad esso intrinseche che urgono in direzione della sua trasformazione con transizione verso il socialismo e comunismo; tendenze provocate sia da precisi sviluppi delle forze produttive materiali sia dalla formazione del soggetto della trasformazione in questione (che, in Marx, è il lavoratore collettivo cooperativo "dall'ingegnere all'ultimo manovale", e che, nel marxismo successivo, diventerà la classe operaia di fabbrica). Proseguendo nella critica, e nell'indicazione della necessità del superamento, del marxismo, egli arriverà a proporre la possibile ricostruzione di un nuovo schema teorico, al momento non sistematico, incentrato sul concetto di conflitto strategico (tra dominanti soprattutto), che prenderebbe il posto del classico concetto marxista (e marxiano) di proprietà (privata) dei mezzi di produzione. A questa fase, tuttora in sviluppo, appartengono le ultime pubblicazioni e, in particolare, Il capitalismo oggi, così come lo scritto sugli "agenti strategici" che si trova tra gli "scritti recenti" e che è uscito in volumetto - Gli agenti strategici della trasformazione (dentro e contro il capitale) - con la Giovane talpa di Milano nel gennaio 2005. Con la stessa casa editrice ha pubblicato nella primavera del 2005 Il conflitto strategico, testo che riassume ed esplicita le sue nuove tesi. Le sue tesi sono state sviluppate e sintetizzate ulteriormente negli ultimi due testi (vedi anche bibliografia), che rappresentano un po' la summa dell'elaborazione teorica degli ultimi anni: Gli strateghi del capitale, Manifestolibri; e La teoria come pratica (politica), Società Editrice Apuana; entrambi usciti nel gennaio del 2006 Nel corso del 2006 ha collaborato ampiamente al blog ripensaremarx.splinder.com e al sito ripensaremarx.it con articoli sull'attualità economica e politica italiana e internazionale. Rielaborando questi testi in una prospettiva più generale, ma sempre legata alla fase odierna (sociale e geopolitica), ha pubblicato in ottobre, con la Editricermes (Potenza), il volume Il gioco degli specchi, contenente aspre critiche sia alla destra che alla sinistra (soprattutto, ma non solo, italiane). Sul sito e sul blog sono pure uscite polemiche e discussioni intorno a tesi varie (sue e di altri), che gli hanno permesso di continuare ad approfondire la sua linea di ricerca in vista di ulteriori corposi lavori, che dovrebbero contenere nuovi approfondimenti dei temi trattati negli ultimi volumi teorici (ad es. quella edito dalla Manifestolibri). (testo aggiornato al 24 febbraio 2007)
|
|||||||